GIUSTI PORTOS
LETTO TOLEDO
Letto in tubo conico lavorato a mano finitura in foglia argento; giroletto imbottito e rivestito in pelle; poggiatesta in pelle bianca.
Como' Duca in legno, finitura ebano antico- Comodini Ovalino in legno, finitura ebano antico- Poltrona Barone finitura foglia argento decapè e tessuti da campionario- Specchiera Orlando in legno, finitura foglia argento- Abatjour Rina in legno, finitura foglia argento.
L’azienda Giusti Portos trova la sua origine in una piccola officina, dove il ferro si batteva a mano, scaldato e reso duttile dal fuoco della forgia.
L’odore acre del metallo surriscaldato, il colore rosso intenso del fuoco, il rumore secco e ritmico del martello sono le sensazioni che raccontano la storia di Giusti Portos. Quelle sensazioni vivono ancora oggi, integre e appassionate.
Tutte le creazioni Giusti Portos, letti e complementi d’arredo, vengono lavorati sempre e solo all’interno della nostra azienda, da fabbri di grande perizia ed esperienza.
Ogni singolo pezzo è espressione dell’arte antica di forgiare il ferro, di domarlo con il calore e dargli forma con la lavorazione manuale per trarne risultati estetici sempre unici ed originali.
BRUNO PIOMBINI
CAMERA BALTIMORA
Collezione Contract
TWILS
LETTO MEDEA
La forma classica per eccellenza. Disponibile con gonna.
LE FABLIER
LAMPADA DA TERRA E DA COMO' MISS
Struttura in metallo cromato con elemento sagomato in vetro pirex interamente lavorato a mano; paralume conico in tessuto bianco, giallo e nero.
MISSONI
LA STORIA La società T&J Vestor affonda le sue radici nella tradizione tessile italiana. L’azienda nata a Golasecca nel 1921, su iniziativa delle famiglie Torrani e Jelmini, produce tessuti ricamati e sete pregiate e si specializza in seguito anche in scialli, kimono e cuscini. Gestita in stretta collaborazione dai fondatori, la società fiorisce negli anni successivi e si fa conoscere in fiere importanti come la Fiera di Lipsia (1932) e la Fiera campionaria di Milano (1940). La profonda competenza si estende presto anche al settore della biancheria per la casa, dei tessuti d’arredamento e dei tappeti. Gli anni settanta significano per l’azienda, nel frattempo diventata T&J Vestor S.p.A., grande trasformazione ed evoluzione. Le capacità tecnologiche acquisite, i miglioramenti qualitativi e la creatività la impongono tra i leader nel mercato del tessile casa di alta gamma, per il prodotto “made in Italy” decisamente interessante. Si evolve in quel periodo anche la tipologia della clientela e il marchio Vestor soddisfa le esigenze di un pubblico sempre più raffinato ed esigente. Si giunge così al 1983, anno in cui alle linee dell’azienda si aggiunge la collezione di tessuti d’arredamento, biancheria da casa, tappeti e tende con il marchio Missoni, la nota griffe della moda. Una scelta naturale visto il legame familiare esistente tra le famiglie. Rosita Missoni nasce infatti Jelmini, sorella di Alberto e Giampiero, alla guida dell’azienda T&J Vestor. La collezione MissoniHome conosce un successo in crescendo, sino ad acquistare negli ultimi anni una considerevole dimensione e un forte profilo internazionale. Ora è un ricco mosaico di prodotti tessili (soft furnishing) e complementi d’arredo (hard furnishing) per la casa, di cui Rosita Missoni è designer. La creatività straordinaria dei Missoni, unita al know-how e alla tecnologia di un’azienda ai vertici del settore dell’arredamento quale è T&J Vestor, si sono rivelati gli elementi vincenti di questa alleanza. Alla base della filosofia d’impresa, la grande intuizione creativa capace di anticipare i sogni del mercato che si fonde alla ricerca e al dinamismo del prodotto. Una somma di fattori che stanno catturando il consenso internazionale.
Spicca per il carattere solare e l’ironico spirito creativo la collezione casa disegnata da Rosita Missoni, dove il senso del colore s’intreccia alla complessa abilità manifatturiera.
Il brand MissoniHome definisce ormai un panorama molto ampio di elementi multiformi e policromi.
Il ricco mosaico di tessuti e pezzi d’arredo sono espressioni di un mood attuale e moderno, il frutto maturo della collaborazione di due aziende leader, Missoni (fashion) e T&J Vestor (tessile/furnishing casa).
L’idea creativa e il coordinamento del design si concentrano in Rosita Missoni, che trasferisce e traduce nella concreta realtà della casa anche l’ispirazione e l’emozione che nasce dalla moda.
GLI ELEMENTI DELLA COLLEZIONE
Alle originali soluzioni decorative in tessuto (soft furnishing), ora si affiancano anche i pezzi design per arredare la casa (hard furnishing).
• Soft furnishing
Pregiati e creativi, espressione del miglior made in Italy gli articoli della linea tessile suggeriscono realizzazioni vive, ricche di personalità, sofisticate. Per suggestivi angoli relax come rivestimento di sofa e poltrone, come elemento per giocare con la luce sotto forma di tende rarefatte, frange, pannelli astratti, per ricreare atmosfera di convivialità attorno alla tavola. Ricca, variata e di alto profilo la sezione biancheria per la casa dedicata alle aree più private come letto e bagno, in cui l’azienda ha una forte tradizione.
Particolarmente suggestiva la collezione di tappeti, che si è arricchita con gli anni ed è famosa per le proposte insolite, i pezzi di notevole valore artistico in limited edition, e gli articoli che consentono realizzazioni su misura.
A ogni nuova collezione tessile MissoniHome corrisponde anche un progetto di accessori living, una rassegna di forme tridimensionali soffici pensate come pezzi d’arredo (cuscini, materassini, pouf a cilindro e a sacco). Sempre in movimento il mondo MissoniHome non si limita al concept di angoli e atmosfere dentro casa, anzi si proietta all’esterno, portando nelle situazioni outdoor lo stesso spirito leggero. Ha tutti i requisiti necessari per vivere all’aria aperta la linea di tessuti da esterno ideata per tende o gazebo, cuscini o amache. Convive con questa idea-tessuto anche una serie di elementi studiati per funzioni complementari, soprattutto strutture da relax-riposo-vacanza divertenti ed elegantemente rivestite, da inserire in terrazze, piscine, giardini.
• Hard furnishing
Gli elementi nuovi, che si aggiungono a ogni stagione, prendono forma dalle suggestioni create nelle presentazioni-evento che MissoniHome ha in calendario ogni anno. La sperimentazione ha prodotto ibridi stimolanti, che condensano nuovi umori e trend emozionali ma anche consapevolezza del design. Interessante l’evoluzione degli elementi “seduta” aggiunti in collezione negli ultimi tre anni, una ricerca che denota il grande impegno dell’azienda nella messa a punto dei prototipi. Il primo passo è stato l’introduzione della storica Rocking Chair (prototipo esposto al Moma) di Verner Panton, attualmente disponibile in due differenti misure (Relaxer singola e extralarge). Il successivo l’introduzione della poltrona Daniela, firmata da Jan Bocan proposta in diversi rivestimenti fantasia. Quindi vestire con Missoni la sedia Mademoiselle disegnata per Kartell da Philippe Starck. Tra le ultime entries, la leggera pieghevole Ambrogina, dello Studio Tresoldi, tributo al maestro Ambrogio, in versione a colori o bianconero. Di struttura light-hard, alcuni elementi giocosi da esterno-interno si prestano sia a un uso concreto e reale che al ruolo più surreale di funzione decorativa e suggestiva. Come i paralumi a cono Merlino (design Eva Gundersen), a tamburo Drum (design Carlo Magnoli/Jacco Bregonje), a stelo Ombrellino, la serie di elementi fancy d’appoggio come gli snelli tavoli-foglia Chancey (design Eva Gundersen), i solidi cubi componibili Cubocubi e gli ipnotici Millerighe entrambi design Angelo Jelmini/AAAHHHAAA, le sdraio e i lettini da sole dal nome esotico Mihali e Jalamar (design Cristiano Magnoni).
BRUNO PIOMBINI
Voglia di Classico.
Sì, la casa del futuro riscopre tutte le doti e le potenzialità del mobile d’arte.
E’ quanto emerge dallo studio commissionato dall’Osservatorio Living Trends del Saie Due svolto dall’Istituto Lexis Psycholinguistic Research Italia. Una tendenza che non riguarda solo l’Italia ma caratterizza molti altri Paesi Europei, e non solo.
Il mobile classico è sinonimo di intimità, di raffinatezza, di piacevole singolarità nelle rifiniture. Le forme del Classico rimandano come non mai alla natura, reinterpretata in uno dei suoi più importanti elementi: il legno, materiale nobile e gentile. Di tutto questo è consapevole da tempo una grande azienda, la BRUNO PIOMBINI SPA, che detiene la leadership del mercato nazionale del mobile classico e che ora si sta imponendo anche sul mercato europeo.
La BRUNO PIOMBINI S.p.A. è stata una tra le prime aziende in Italia ad aderire al consorzio VERO LEGNO.
COLLEZIONI
MODIGLIANI
La collezione Modigliani rappresenta, nel panorama del Mobile Classico Bruno Piombini, l’affermazione del mobile razionale.
Razionale perché sviluppa linee semplici, superfici lisce, essenzialità negli intarsi che ben sintetizzano un rinnovato concetto di bellezza.
Razionale perché risponde all’impellente necessità di ritrovare, nelle funzioni del mobile, una concezione di praticità e comfort.
Il risultato, ovvero il valore della collezione Modigliani è proprio in questo: che ogni singolo pezzo esprime un’anima moderna, pur conservando il sapore del mobile classico.
ALFIERI
La Collezione Alfieri si rifà allo stile lombardo-veneto
CANALETTO
Tra le tecniche costruttive si evidenzia l’uso dell’incastro "a tenone" per gli elementi a telaio. L’anta è caratterizzata invece da un pannello centrale bugnato d’ispirazione architettonica.
Tra gli elementi novità presenti nel nuovo catalogo si segnala l’introduzione di inedite ante scorrevoli,elementi con chiusura "a persiana", le nuove finiture in 4 colori consumati (bianco, rosso, grigio, nero).
Lo Stile di riferimento è il secondo impero che, dai grandi palazzi, arriva alle botteghe degli artigiani locali chiamati a realizzare i mobili per le famiglie notabili.
CEZANNE
La nuova Collezione I primi trent’anni del XVIII secolo è la fonte di ispirazione stilistica per la creazione della nuova collezione Cezanne, nata dall’esigenza di creare un prodotto qualitativamente superiore sia nei contenuti che nelle forme e si colloca tra le migliori produzioni apparse nel panorama del mobile classico italiano.
Il mobile ha una struttura completamente in legno massello, con preziosismi di tarsia ed intagli tali da renderlo unico nel suo genere.
Ma molta attenzione è stata posta alle finiture, create con vernici ad acqua e portate a meravigliose velature con passaggi di stesura di gomma lacca, stesa a stoppino completamente a mano.
Solo avvalendosi degli insegnamenti dei maestri artigiani che si tramandano il mestiere e i suoi segreti di generazione in generazione è possibile realizzare un prodotto di alto artigianato come questa ultima creazione Bruno Piombini.
TIZIANO
Nella collezione Tiziano, sul disegno che richiama il modello di nobili palazzi italiani, si inseriscono i differenti riferimenti geometrici.
Come nella particolare greca, ad altorilievo, che fà da sontuoso motivo ornamentale; e nel disegno delle ante che racchiudono, in una cornice quadrata, la composizione geometrica della tarsia.
Per Tiziano il catalogo 2003 segna il lancio del nuovo armadio a larghe ante scorrevoli.
La collezione si fa più ricca con l’introduzione della nuova finitura d’antiquariato: un tocco in più di unicità ad una collezione di alta classe.
BERNINI
Nella collezione Tiziano, sul disegno che richiama il modello di nobili palazzi italiani, si inseriscono i differenti riferimenti geometrici.
Come nella particolare greca, ad altorilievo, che fà da sontuoso motivo ornamentale; e nel disegno delle ante che racchiudono, in una cornice quadrata, la composizione geometrica della tarsia.
Per Tiziano il catalogo 2003 segna il lancio del nuovo armadio a larghe ante scorrevoli.
La collezione si fa più ricca con l’introduzione della nuova finitura d’antiquariato: un tocco in più di unicità ad una collezione di alta classe.
RAFFELLO
La nuova Collezione Raffaello si ispira al tardo Impero, diffuso in Italia nei primi dell’Ottocento. Questo stile ha la tendenza accentuata ad annettere in sé gli stili che lo hanno preceduto.
Quindi, per Raffaello, rievocare il tardo Impero è come recuperare l’essenza dell’intera storia del mobile classico: dal Rinascimento toscano nelle tarsìe, al Barocco romano negli intagli.
In Raffaello cresce la ricercatezza e la cura per i particolari come segrete, decori e sagomature.
Ad accentuare la preziosità del materiale e a donare un sapore più antico interviene una speciale lucidatura d’antiquariato.
Per lo stile a cui fà riferimento, Raffaello si può qualificare come una perfetta sintesi di valori estetici poi esaltati dall’accurata lavorazione. La Collezione si compone di elementi dai volumi classici, destinati alla zona giorno.
LE FABLIER
E’ nata in Svizzera dove i suoi genitori, il papà di Sondrio e la mamma della provincia di Belluno, erano emigrati e si erano incontrati. Ma Michela Barona, amministratore unico di Le Fablier, rivendica con orgoglio la propria italianità e l’amore per il proprio Paese nel quale è tornata a vivere quando l’azienda nella quale suo padre lavorava si è trasferita a Peschiera. «Ho un diploma di corrispondente in lingue estere e un figlio di 25 anni che studia Scienze naturali ma non ha ancora deciso cosa fare nella vita». Scarno il curriculum con cui si presenta Michela Barona, che non rende giustizia all’attività e all’intraprendenza di questa bella signora separata dal marito con il quale, giovanissima, ha fondato e continua a gestire in armonia la propria creatura, un’azienda operante nella produzione di mobili classici in legno pregiato. «Questo lavoro è parte integrante della mia vita e dopo tanti anni ne sono ancora innamorata. Non c’è differenza per me lavorare la domenica o il lunedì, quando so di avere programmi da realizzare e persone con le quali collaborare». Dai genitori racconta di avere ereditato la passione per le lunghe passeggiate in mezzo alla natura ed è per questo che ha scelto di vivere in collina, in un luogo con poca gente, «perché fuori dal lavoro amo la solitudine, ho bisogno di uno spazio senza nessuno intorno».
Domanda. Nel 1981 lei ha fondato l’azienda che poi avete deciso di chiamare Le Fablier insieme a suo marito, Elio Zuccotti. Come e perché, giovanissima sposa, ha deciso di inserirsi nel settore del legno?
Risposta. Il nome che abbiamo scelto, per la verità qualche anno dopo, richiama il mondo delle favole e ben rappresenta il nostro desiderio di trasmettere emozioni attraverso quello stile caldo e tradizionale che noi stessi avevamo voluto per la nostra casa. A 17 anni si hanno tanti sogni e c’è anche l’incoscienza che dà il coraggio di rischiare davvero, senza valutare troppo a quali problemi si può andare incontro. Azienda e matrimonio sono arrivati insieme e la scelta del mobile è nata per caso, per inseguire un sogno, in un settore del tutto diverso dall’attività dei miei genitori e di quelli di mio marito, che erano albergatori. Cercavamo dei mobili per casa nostra ma non riuscivamo a trovare quelli che volevamo, che corrispondessero ai nostri desideri. Così è nata l’idea di provare a creare mobili per conto nostro, inizialmente limitandoci alla lucidatura per poi passare, poco dopo, alla progettazione affidata ad architetti esterni. Abbiamo cominciato così a creare un nostro stile, un nostro gusto, che oggi come allora identifica la nostra attività aziendale, la volontà di trasmettere il calore, le emozioni che avvertivamo. Quello che mancava a noi probabilmente mancava anche ad altri, e credo sia questa la ragione del nostro successo. Negli anni siamo riusciti a proporre il nostro prodotto a un mercato molto più vasto, ma continuiamo a parlare ai giovani. Circa il 60 per cento dei nostri acquirenti hanno meno di 35 anni, e il 20 per cento è sotto i 25, quindi sono giovanissimi.
D. Si potrebbe pensare che il mobile classico interessi piuttosto un pubblico non solo adulto ma più che adulto. Come spiega questa preferenza da parte dei giovani?
R. Una volta comprare un mobile classico era come mettersi in casa il mobile della nonna e si rischiava di essere considerati vecchi, ma ora non è più così e noi siamo molto orgogliosi di essere riusciti ad avvicinare i giovani, unendo il classico a qualcosa di più casual. I nostri mobili si richiamano a uno stile passato, ma cerchiamo anche di dare una finitura morbida, una colorazione e anche una struttura che si adatti alle case di oggi, e manteniamo l’artigianalità degli intarsi e degli intagli che danno il piacere di possedere un oggetto che rimanda alla manualità, al sapore del legno che, al di là delle mode, è tornato nel gusto di chi preferisce un materiale naturale. A questi valori si aggiunge la cura costante nel fare oggetti che non risultino pesanti, dalle linee pulite che debbono in primo luogo trasmettere calore. Vogliamo che la gente, entrando in casa, si senta rilassata e avvolta dalle carezze, e questo vale anche per i giovani che non disdegnano affatto questi valori. È molto più facile trasmettere queste sensazioni attraverso uno stile classico che non attraverso i mobili esasperatamente moderni.
D. Nasce da questa esigenza di leggerezza la scelta di avvicinarsi a uno stile più francese che italiano?
R. Non abbiamo privilegiato nessuno stile, perché vogliamo soddisfare i gusti di una clientela vasta e diversificata, e normalmente partiamo dalla valutazione di quello che manca nell’insieme dei nostri prodotti per poter avvicinare nuovi e diversi tipi di consumatori. Abbiamo, ad esempio, uno stile Rinascimento e una linea che certamente richiama quelle francesi, ma gli spunti che ci vengono dall’Italia sono sempre molti. Io amo l’Italia e la sua cultura, e chi compra un nostro mobile possiede questi valori, ha ancora voglia di credere nella famiglia e intende costruire qualcosa che duri nel tempo. Penso si tratti di persone che si sposano perché desiderano una certa stabilità, e il fatto che i nostri clienti comprino tendenzialmente un arredo completo, e non un solo mobile, credo sia indicativo di una determinata concezione della vita, di una filosofia di valori. Recentemente abbiamo cominciato a produrre anche pezzi singoli, molto piccoli, di complemento, ma la nostra clientela più ampia è costituita da chi acquista un intero arredo, da chi si fa consigliare dal rivenditore o ha già una preferenza per i nostri prodotti. Raramente i clienti acquistano solo un tavolo con le sedie, perché non è sufficiente a creare l’atmosfera che cercano.
D. Ritiene che vivere e lavorare nell’area del Nord Est abbia contribuito al vostro successo?
R. Penso di avere mantenuto la voglia di ordine e di precisione della Svizzera che ho ritrovato in queste terre, organizzate e laboriose, nelle quali posso affermare con soddisfazione di avere conseguito rilevanti traguardi. Fondata come ditta individuale nel 1981, l’azienda è diventata società a responsabilità limitata nel 1986 e società per azioni nel 2000, ma tuttora, dopo 25 anni, gli unici due soci siamo io e il mio ex marito, con cui continuo ad avere pieno accordo. Io ho assunto in toto la gestione della società e dunque la piena responsabilità delle scelte, mentre Elio Zuccotti segue più da vicino la produzione e soprattutto le due fabbriche che abbiamo aperto in Romania. Entro l’anno amplieremo di 6 mila metri quadrati la sede nella quale ci siamo trasferiti nel 1994, a Valeggio sul Mincio vicino Verona.
D. Avete dimensioni industriali per una produzione che sembra avere caratteristiche artigianali?
R. Effettivamente la nostra è un’industria che si avvale della collaborazione di grandi artigiani. Oltre alle due fabbriche in Romania, operiamo con il terziario, con falegnami e verniciatori che lavorano con noi in esclusiva, dunque con un controllo dei fornitori specifico di tutta la filiera esterna. Verifichiamo dove e quale materiale viene acquistato e come viene lavorato, perché vogliamo essere certi che sia rispettata la qualità che vogliamo garantire. Il nostro rapporto con questi collaboratori è molto stretto e dopo tanti anni che lavorano con noi abbiamo la certezza di mantenere la qualità e il valore che il cliente chiede, al di là e in aggiunta a quell’effetto «Le Fablier» che intendiamo portare nelle case. Utilizziamo materiali pregiati e lavorazioni raffinate, ma siamo attenti al rispetto per l’ambiente e alla salute delle persone. La riforestazione programmata e l’impiego di prodotti naturali e non tossici ci hanno consentito di conseguire le certificazioni ambientali, e per il 2006 ci siamo posti come obiettivo prioritario il conseguimento della certificazione etica Social Accountability 8000. La percentuale dell’8 per cento del bilancio riservata alla ricerca è un’ulteriore testimonianza del nostro impegno a migliorare costantemente il livello qualitativo della produzione.
D. Quali sono i dati dell’azienda?
R. In Italia abbiamo 25 agenti e circa 800 clienti-rivenditori, mentre abbiamo cominciato solo lo scorso anno a partecipare alle esposizioni all’estero e all’esportazione. Abbiamo chiuso l’esercizio 2005 con un fatturato di circa 22 milioni di euro, con un incremento nelle vendite del 20 per cento nel mercato italiano e del 120 per cento a livello internazionale, soprattutto in Spagna, Svizzera, Germania, Russia e Ucraina. Stiamo concentrando la nostra attività in Spagna e in Russia con una rete di agenti e con una campagna pubblicitaria volta a far conoscere la filosofia dell’azienda, e stiamo valutando altri mercati come la Gran Bretagna. Inoltre abbiamo due punti-vendita a Manhattan e uno a Pechino. I volumi delle nostre esportazioni sono ancora relativamente limitati, ma sia in Spagna sia in Russia siamo rappresentati da 12 agenti e abbiamo già superato i 100 clienti grazie anche alla partecipazione a prestigiose fiere espositive a Mosca, oltreché nel North Carolina e alla IX Biennale di Venezia, dove eravamo presenti con un progetto realizzato in collaborazione con la Facoltà di Architettura dell’Università di Genova.
D. Qual’è l’ampiezza dell’indotto?
R. Nello stabilimento di Valeggio sul Mincio abbiamo circa 60 dipendenti, prevalentemente impegnati nei settori amministrazione, spedizioni, marketing, commerciale, comunicazione, mentre l’indotto coinvolge circa 450 persone. L’età media dei nostri collaboratori è di circa 32 anni e mezzo. Lo staff dell’azienda comprende anche un Ufficio Stile interno, che ha il compito di adattare le proposte degli architetti esterni alla nostra produzione, perché è difficile che un nostro prodotto possa essere elaborato completamente all’esterno.
D. L’imprenditore può promuovere nel mondo uno stile non limitato soltanto ai risultati economici?
R. Noi desideriamo trasmettere una tradizione e di conseguenza una cultura. Il prodotto italiano è apprezzato ovunque, lo vediamo nella moda, e forse non è ancora così sentito nel settore dell’arredamento. Lo stile italiano all’estero è accolto a braccia aperte, ma occorre curare questa preferenza garantendo la qualità. Nel nostro caso sono particolarmente importanti i tempi di consegna, che richiedono l’uso di tecnologie moderne e un’attenzione particolare al ciclo di produzione. Ma non ci mancano stile e cultura da portare all’estero. Abbiamo dedicato il nostro «magazine» in rete a chi ama l’Italia, per dare notizie, suggerimenti e suggestioni legate al nostro Paese. La nostra sensibilità per il patrimonio culturale nazionale si è anche tradotta nel finanziamento di alcuni progetti del Fai, come il recupero di un mosaico a Pompei e il restauro degli Arcovoli dell’Arena di Verona. Abbiamo contribuito al programma di una scuola denominato Sherlock Holmes, consistente nello studio della storia e della geografia locali in un modo che ha suscitato il nostro entusiasmo, perché è consolante trovare ancora insegnanti con la voglia di insegnare in un modo diverso.
D. Quali i vostri prossimi obiettivi?
R. Lo scorso anno abbiamo realizzato una seconda linea produttiva, più moderna, cui è stato dato il mio nome, Barona. Sempre seguendo la filosofia dell’azienda abbiamo voluto cimentarci in un prodotto più contemporaneo ma sempre particolare, rivolto al cliente giovane che non ama prettamente il mobile classico. È una linea nuova, un po’ particolare, che sta dando buoni risultati. Per non fare concorrenza a noi stessi, abbiamo deciso di offrirli attraverso una fascia di rivenditori un po’ più alta rispetto a quella che utilizziamo attualmente. Per l’anno prossimo contiamo di sviluppare come linea autonoma sotto un terzo marchio prodotti di stile etnico-coloniale che già produciamo come Le Fablier; non intendiamo però prendere lo spunto da una forma o da un decoro per adattarlo alla nostra filosofia, ma trasmetterne i significati originali, la cultura e i valori.
D. Un sogno ancora da realizzare?
R. Andare un po’ fuori dal nostro settore, abbinare al mobile per la casa qualcosa di diverso, un po’ moda, un po’ lusso, qualcosa di desiderabile. Abbiamo un progetto in corso e spero di raggiungere presto questo obiettivo. Sogno anche un’azienda nella quale si possa stare bene, lavorare bene, soffrire e gioire tutti insieme attraverso una collaborazione molto stretta; un’azienda in cui esista uno spirito di gruppo come il nostro e dove non si vada solo per lavorare.
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